Il Cav. inserisce nuova confusione nella stolta guerra di Libia

Dopo una lunga telefonata con il presidente americano, Barack Obama, ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato una decisione (pare) presa dopo l’incontro di una settimana fa a Roma con il capo dei ribelli libici, Mustafa Abdul Jalil: anche l’Italia bombarderà con raid mirati obiettivi specifici sul suolo libico. Berlusconi oggi incontra il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che fin dall’inizio delle operazioni è il fautore più convinto della guerra contro il rais libico Muammar Gheddafi.
26 APR 11
Ultimo aggiornamento: 18:09 | 20 AGO 20
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Secondo fonti della Farnesina, il premier italiano, che aveva resistito senza problemi alla pressione Nato e del suo segretario Andres Fogh Rasmussen, non poteva più tardare sull’annuncio: se l’avesse fatto oggi sarebbe sembrata un’operazione di persuasione vittoriosa del francese Sarkozy. La decisione provoca alcuni “effetti collaterali” interni nella politica: la Lega ha subito annunciato il suo voto contrario, come era del resto preventivato, anche se il Cav. è sicuro di poter contenere la protesta.
La situazione più confusa e ambigua resta però quella internazionale. L’Italia – dice il comunicato di Palazzo Chigi – si manterrà nei limiti del mandato fissato dalle risoluzioni delle Nazioni Unite 1.970 e 1.973, che parlano di protezione alla popolazione civile e alle aree abitate e non di attacco al regime di Muammar Gheddafi. Ma ormai, in questa fase della guerra che assomiglia sempre di più a uno stallo militare tra i due fronti, appare chiaro che quella del nudo “mandato umanitario” Onu è una finzione che non regge più.
L’uso dei droni nella guerra di Libia – da poco annunciato – è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ora negli Stati Uniti la legalità dell’intervento americano ordinato da Obama senza prima chiedere il permesso al Congresso, e senza che se ne possa vedere una data finale, è apertamente in discussione.
Le critiche piovono soprattutto sul reale obiettivo della guerra – anche se per l’ufficio legale della Casa Bianca non si tratta di una vera “guerra” – e questo è un espediente che permette al presidente di non dover chiedere l’autorizzazione a continuare le operazioni belliche ai deputati e ai senatori americani. Nel primo discorso per spiegare l’intervento, il presidente disse a chiare lettere che “allargare la missione fino a includere un regime change sarebbe un errore”.
Eppure, nell’editoriale a tre firmato con Nicolas Sarkozy e David Cameron, si è contraddetto una prima volta promettendo di continuare “fino a quando Gheddafi non se ne andrà”. Ora l’uso dei droni (“modesto”, come spiega con disagio il segretario alla Difesa, Robert Gates) sembra mirato “a uccidere il leader libico Muammar Gheddafi o qualcuno dei suoi stretti collaboratori”, scrive David Ignatius, esperto di cose militari del Washington Post. Ieri c’è stato un attacco aereo – ma non con i droni – contro uno dei compound dove il colonnello si riunisce con i suoi generali. Che fine ha fatto il mandato originario della missione, la protezione dei civili libici? Nei fatti, la Casa Bianca sta sposando la linea esplicitata sabato dal senatore repubblicano Lindsay Graham. “Bisogna tagliare la testa del serpente. Il rais e i suoi si devono svegliare ogni giorno pensando: ‘Sarà l’ultimo?’. La cosa peggiore che può accadere è uno stallo militare, e per evitarlo dovremmo essere pronti a ignorare il mandato delle Nazioni Unite”.